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Diario


30 settembre 2013

Sistri, riparte la storia infinita all’italiana



Articolo di Andrea Merusi
Pubblicato su Greenreport.it (www.greenreport.it) (30/09/2013)

L’idea iniziale del Sistri era buona: creare un sistema informatico che permettesse di tracciare i trasporti dei rifiuti speciali in modo da poter monitorare tutti gli spostamenti, dal produttore fino allo smaltitore finale. Questo sistema, che prese appunto il nome di SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), avrebbe messo per sempre la parola fine ai traffici illeciti di rifiuti, almeno sulla carta.

Era il 2009 quando il SISTRI venne alla luce ma bastarono pochi mesi per capire che la strada per farlo funzionare sarebbe stata ancora lunga. Nel 2010 venne fatta una prima proroga della sua effettiva entrata in funzione, ma il Ministero dell’Ambiente, ottimista, e le aziende, preoccupate, si attivarono comunque per equipaggiarsi di tutti gli strumenti (iscrizione, black box, chiavette USB, ecc..) necessari per il funzionamento del sistema.
A questa prima proroga ne seguì un’altra e poi un’altra ancora. Il sistema continuava a dare problemi: arresti improvvisi e operazioni troppo lente che spesso non arrivavano alla conclusione. Le aziende si fecero sempre più arrabbiate per via degli investimenti fatti e le tante complicazioni che il sistema aveva portato. Nel frattempo cambiarono i governi e la “patata bollente” venne scaricata da una Ministro all’altro. Si arrivò al 2011 che, a detta di tutti gli esperti, doveva essere l’anno della svolta: cascasse il mondo, il primo luglio si sarebbe partiti col sistema. Di conseguenza tutte le aziende si rimisero in moto per rinnovare l’iscrizione e formare gli addetti. Giusto per evitare figuracce, poche settimane prima della partenza, da Roma venne la buona idea di fare una sorta di prova generale del sistema. Ci si inventò il “click day”, un test su scala nazionale per vedere se il SISTRI, finalmente, sarebbe stato funzionante. L’esito fu disastroso, tanto da obbligare l’allora Ministro Prestigiacomo ad una nuova proroga pochissimi giorni prima della partenza del sistema.

Sostanzialmente fu la fine del software che perse ogni credibilità. Ci furono altri tentativi per aggiustarlo ma nessuno ottenne mai dei buoni riscontri dalle aziende.

Dall’estate 2011 si assistette ad una vero tira e molla: prima il SISTRI venne dichiarato morto, poi rinato, poi messo nuovamente in rianimazione. A fine anno cambiò nuovamente il Governo che ereditò il sistema ed ecco subito una nuova proroga. E poi un’altra. E intanto le aziende non sapevano più se rinnovare l’iscrizione e se dovevano continuare a provare il sistema e addestrare il personale.
Il tira e molla ci porta ad oggi, o meglio al primo ottobre 2013. Il ministro dell’ambiente, Andrea Orlando, sembra deciso a far partire una volta per tutte il SISTRI. In versione semplificata rispetto a quella iniziale (si applicherà infatti solo ai rifiuti pericolosi) e, per ora, solo per i gestori e smaltitori di rifiuti.
Tra le aziende interessate c’è chi spera nell’ennesima proroga, chi ormai si rassegna a fare i conti con il nuovo software e chi è pronto per darci battaglia. Se davvero partirà e cosa succederà dopo il primo ottobre rimane ad oggi un mistero ma tutto fa intendere che la never ending story italiana sui rifiuti non si concluderà a breve.

Fonte:


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permalink | inviato da Andrea Merusi il 30/9/2013 alle 18:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 agosto 2013

Ricevo e inoltro la richiesta d'aiuto di Greenreport.it



In questi ultimi anni molti giornali e organi di informazione hanno chiuso i battenti a causa della crisi economica. Solo a Parma negli ultimi due anni sono stati chiusi circa una decina di testate tra giornali cartacei e on-line.

C'è un altro quotidiano sul web che sta seriamente rischiando di interrompere le pubblicazioni, si tratta del giornale www.greenreport.it. Da anni seguo Greenreport.it e recentemente ho scritto anche alcuni articoli per loro. Specializzato nella divulgazione delle tematiche relative allo sviluppo sostenibile, credo che Greenreport sia un dei più autorevoli e completi siti d'informazione ambientale.
Per questo ricevo ed inoltro la loro richiesta d'aiuto nel caso qualcuno sia interessato a sostenerli o semplicemente a diffondere la notizia.

Stavolta è greenreport.it che chiede un aiuto!


E alla fine la crisi ha colpito anche noi. Cari lettori, quello di oggi è un appello e un test allo stesso tempo. Vorremmo insomma capire se anche per noi sia percorribile una strada già consolidata per molte altre realtà nel mondo dell’informazione gratuita e indipendente: quella delle donazioni, per affrontare un bilancio che sta volgendo al rosso. Stringere la cinghia da solo non basta, e così stiamo vagliando come uscire dalla crisi senza tagliare personale, collaborazioni e qualità dell’informazione per il nostro punto di riferimento, voi lettori. L’ambiente conta, conta anche greenreport? Aiutateci intanto a capire quanto siamo importanti per voi.
La domanda è semplice: saresti disposto/a donare almeno dieci euro all’anno per far sopravvivere greenreport.it?

Manda la tua risposta a redazione@greenreport.it

Grazie per il vostro tempo


Fonte:
http://www.greenreport.it/news/comunicazione/stavolta-e-greenreport-it-che-chiede-un-aiuto-7/


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permalink | inviato da Andrea Merusi il 31/8/2013 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 giugno 2013

Rifiuti, l’Europa vuole migliorare nella gestione e nel riciclo. La parola ai cittadini



Articolo di Andrea Merusi
Pubblicato su Greenreport.it (www.greenreport.it) (21/06/2013)

La consultazione sulla revisione degli obiettivi di gestione è aperta fino al 10 settembre e chiunque può contribuire

Lo smaltimento dei rifiuti e i relativi impatti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini sono tematiche sempre più sentite dalle persone e sono entrate di prepotenza nei programmi elettorali di liste civiche, movimenti e partiti.

In particolare il tema si fa caldo quando si parla di inceneritori. La discussione è sempre aperta e a tratti assume toni aspri tra chi vede questi impianti come un “mostro” da eliminare ad ogni costo, chi li vede come un male necessario e chi invece li considera l’unica soluzione per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti.

La realtà è che la corretta gestione dei rifiuti e il loro smaltimento sono una questione molto complessa che non si può risolvere semplicemente schierandosi pro o contro ai termovalorizzatori. Quasi dimenticandosi delle discariche e dei loro effetti ancora più nocivi.

C’è un aspetto però che dovrebbe mettere tutti d’accordo ed è quello relativo alla riduzione dei rifiuti alla fonte, cioè agire sul primo anello della catena: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero.

E’ fondamentale condividere obiettivi ambiziosi di riduzione dei rifiuti e progettare in maniera partecipata il modo di raggiungerli. Sicuramente percorrendo questa strada si affronterebbero i problemi per tempo e in maniera condivisa, evitando rabbiosi scontri, spesso controproducenti, quando ormai tutto è già deciso.

La formula vincente è quindi quella di aprire dei tavoli condivisi tra i vari portatori di interesse ed avviare ampie consultazioni dei cittadini già nelle prime fasi di progettazione. Proprio in tal senso la Commissione Europea ha avviato, in questi giorni, una consultazione pubblica sulla revisione degli obiettivi per la gestione dei rifiuti.

La finalità è quella di identificare gli aspetti critici e le possibili soluzioni in merito agli obiettivi previsti dalla Direttiva Quadro sui rifiuti, la Direttiva sulle discariche e la Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggi. La revisione ha due scopi principali: rispettare le clausole di revisione previste dalle suddette Direttive e allineare gli obiettivi con le priorità definite nella Roadmap per l’efficienza delle risorse, già incluse nel settimo Programma di azione per l’Ambiente.

Tra i tanti argomenti, la Commissione Europea chiede un parere in merito alla possibile introduzione di obiettivi di riciclaggio sulla base delle emissioni di gas serra; l’introduzione del divieto di conferimento in discarica di rifiuti riciclabili, compostabili e combustibili; l’introduzione del divieto di conferimento in discarica dei rifiuti non pre-trattati (allo scopo di eliminare le emissioni di metano in fase di degradazione); e l’introduzione di un limite sulla percentuale di rifiuti per smaltimento in discarica. Inoltre, propone l’opzione di introdurre un tetto al materiale che può essere incenerito sulla base dei flussi di rifiuti (privati, commerciali e industriali).

La consultazione è aperta fino al 10 settembre e chiunque (cittadini, associazioni, imprese, enti pubblici, ecc..) può contribuire collegandosi al link:

http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=wastetargets
.

I dettagli della consultazione sono disponibili al link:

http://ec.europa.eu/environment/consultations/waste_targets_en.htm


I risultati della consultazione contribuiranno all’elaborazione di una proposta legislativa nell’ambito della revisione della politica in materia di rifiuti che la Commissione Europea prevede di presentare entro l’anno 2014.

Link:
http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/rifiuti-leuropa-vuole-migliorare-nella-gestione-e-nel-riciclo-la-parola-ai-cittadini/#prettyPhoto


La consultazione sulla revisione degli obiettivi di gestione è aperta fino al 10 settembre e chiunque può contribuire

[21 giugno 2013]

R

Lo smaltimento dei rifiuti e i relativi impatti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini sono tematiche sempre più sentite dalle persone e sono entrate di prepotenza nei programmi elettorali di liste civiche, movimenti e partiti.

In particolare il tema si fa caldo quando si parla di inceneritori. La discussione è sempre aperta e a tratti assume toni aspri tra chi vede questi impianti come un “mostro” da eliminare ad ogni costo, chi li vede come un male necessario e chi invece li considera l’unica soluzione per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti.

La realtà è che la corretta gestione dei rifiuti e il loro smaltimento sono una questione molto complessa che non si può risolvere semplicemente schierandosi pro o contro ai termovalorizzatori. Quasi dimenticandosi delle discariche e dei loro effetti ancora più nocivi.

C’è un aspetto però che dovrebbe mettere tutti d’accordo ed è quello relativo alla riduzione dei rifiuti alla fonte, cioè agire sul primo anello della catena: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero.

E’ fondamentale condividere obiettivi ambiziosi di riduzione dei rifiuti e progettare in maniera partecipata il modo di raggiungerli. Sicuramente percorrendo questa strada si affronterebbero i problemi per tempo e in maniera condivisa, evitando rabbiosi scontri, spesso controproducenti, quando ormai tutto è già deciso.

La formula vincente è quindi quella di aprire dei tavoli condivisi tra i vari portatori di interesse ed avviare ampie consultazioni dei cittadini già nelle prime fasi di progettazione. Proprio in tal senso la Commissione Europea ha avviato, in questi giorni, una consultazione pubblica sulla revisione degli obiettivi per la gestione dei rifiuti.

La finalità è quella di identificare gli aspetti critici e le possibili soluzioni in merito agli obiettivi previsti dalla Direttiva Quadro sui rifiuti, la Direttiva sulle discariche e la Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggi. La revisione ha due scopi principali: rispettare le clausole di revisione previste dalle suddette Direttive e allineare gli obiettivi con le priorità definite nella Roadmap per l’efficienza delle risorse, già incluse nel settimo Programma di azione per l’Ambiente.

Tra i tanti argomenti, la Commissione Europea chiede un parere in merito alla possibile introduzione di obiettivi di riciclaggio sulla base delle emissioni di gas serra; l’introduzione del divieto di conferimento in discarica di rifiuti riciclabili, compostabili e combustibili; l’introduzione del divieto di conferimento in discarica dei rifiuti non pre-trattati (allo scopo di eliminare le emissioni di metano in fase di degradazione); e l’introduzione di un limite sulla percentuale di rifiuti per smaltimento in discarica. Inoltre, propone l’opzione di introdurre un tetto al materiale che può essere incenerito sulla base dei flussi di rifiuti (privati, commerciali e industriali).

La consultazione è aperta fino al 10 settembre e chiunque (cittadini, associazioni, imprese, enti pubblici, ecc..) può contribuire collegandosi al link:

http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=wastetargets.

I dettagli della consultazione sono disponibili al link:

http://ec.europa.eu/environment/consultations/waste_targets_en.htm

I risultati della consultazione contribuiranno all’elaborazione di una proposta legislativa nell’ambito della revisione della politica in materia di rifiuti che la Commissione Europea prevede di presentare entro l’anno 2014.

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La consultazione sulla revisione degli obiettivi di gestione è aperta fino al 10 settembre e chiunque può contribuire

[21 giugno 2013]

R

Lo smaltimento dei rifiuti e i relativi impatti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini sono tematiche sempre più sentite dalle persone e sono entrate di prepotenza nei programmi elettorali di liste civiche, movimenti e partiti.

In particolare il tema si fa caldo quando si parla di inceneritori. La discussione è sempre aperta e a tratti assume toni aspri tra chi vede questi impianti come un “mostro” da eliminare ad ogni costo, chi li vede come un male necessario e chi invece li considera l’unica soluzione per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti.

La realtà è che la corretta gestione dei rifiuti e il loro smaltimento sono una questione molto complessa che non si può risolvere semplicemente schierandosi pro o contro ai termovalorizzatori. Quasi dimenticandosi delle discariche e dei loro effetti ancora più nocivi.

C’è un aspetto però che dovrebbe mettere tutti d’accordo ed è quello relativo alla riduzione dei rifiuti alla fonte, cioè agire sul primo anello della catena: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero.

E’ fondamentale condividere obiettivi ambiziosi di riduzione dei rifiuti e progettare in maniera partecipata il modo di raggiungerli. Sicuramente percorrendo questa strada si affronterebbero i problemi per tempo e in maniera condivisa, evitando rabbiosi scontri, spesso controproducenti, quando ormai tutto è già deciso.

La formula vincente è quindi quella di aprire dei tavoli condivisi tra i vari portatori di interesse ed avviare ampie consultazioni dei cittadini già nelle prime fasi di progettazione. Proprio in tal senso la Commissione Europea ha avviato, in questi giorni, una consultazione pubblica sulla revisione degli obiettivi per la gestione dei rifiuti.

La finalità è quella di identificare gli aspetti critici e le possibili soluzioni in merito agli obiettivi previsti dalla Direttiva Quadro sui rifiuti, la Direttiva sulle discariche e la Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggi. La revisione ha due scopi principali: rispettare le clausole di revisione previste dalle suddette Direttive e allineare gli obiettivi con le priorità definite nella Roadmap per l’efficienza delle risorse, già incluse nel settimo Programma di azione per l’Ambiente.

Tra i tanti argomenti, la Commissione Europea chiede un parere in merito alla possibile introduzione di obiettivi di riciclaggio sulla base delle emissioni di gas serra; l’introduzione del divieto di conferimento in discarica di rifiuti riciclabili, compostabili e combustibili; l’introduzione del divieto di conferimento in discarica dei rifiuti non pre-trattati (allo scopo di eliminare le emissioni di metano in fase di degradazione); e l’introduzione di un limite sulla percentuale di rifiuti per smaltimento in discarica. Inoltre, propone l’opzione di introdurre un tetto al materiale che può essere incenerito sulla base dei flussi di rifiuti (privati, commerciali e industriali).

La consultazione è aperta fino al 10 settembre e chiunque (cittadini, associazioni, imprese, enti pubblici, ecc..) può contribuire collegandosi al link:

http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=wastetargets.

I dettagli della consultazione sono disponibili al link:

http://ec.europa.eu/environment/consultations/waste_targets_en.htm

I risultati della consultazione contribuiranno all’elaborazione di una proposta legislativa nell’ambito della revisione della politica in materia di rifiuti che la Commissione Europea prevede di presentare entro l’anno 2014.

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permalink | inviato da Andrea Merusi il 21/6/2013 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 giugno 2013

Malattie rare, il coraggio dell’istituto Mauro Baschirotto e la speranza nella ricerca scientifica

Articolo di Andrea Merusi
Pubblicato su Greenreport.it (www.greenreport.it) (06/06/2013)

Scoperta una nuova proteina con ruolo chiave nello sviluppo della Fibromatosi Desmoide, grave malattia tumorale

Nonostante la crisi economica abbia colpito tutti i settori, nonostante i fondi pubblici italiani destinati alla ricerca siano sempre meno rispetto a quelli necessari, nonostante ci siano malattie rare che, in quanto rare, paradossalmente non vengono neanche riconosciute come malattie, c’è in Italia un centro di ricerca che ormai da anni sta operando ad alti livelli e con grandi risultati. Si tratta dell’Istituto malattie rare “Mauro Baschirotto”, fondato da Anna e Giuseppe e dedicato alla memoria del figlio Mauro.

Il centro ha sede a Costozza (Vicenza) e non si occupa soltanto dello studio e della cura di numerose malattie genetiche, ma anche di dare ascolto, conforto e aiuto alle famiglie che hanno parenti affetti da malattie rare e che molto spesso si sentono isolate e sole a dover far fronte alle difficoltà.

Il coraggio e la determinazione di Anna e Giuseppe, e di tutte le persone che lavorano nel centro Baschirotto, hanno permesso di fare importanti scoperte in campo biomedico e raggiungere significativi traguardi. L’ultimo obiettivo centrato dal gruppo, grazie anche alla collaborazione con l’Istituto Oncologico Veneto, è stato la scoperta di una nuova proteina che sembra avere un ruolo chiave nello sviluppo della Fibromatosi Desmoide, grave malattia rara in ambito oncologico. Un tumore fibroso che colpisce il tessuto connettivo soprattutto nei giovani bambini e nelle donne e di cui, al momento, non si conoscono a fondo le cause e ciò comporta molte incertezze sulla terapia da seguire.

Una strada per la cura della malattia è stata individuata: è stato infatti trovato un enzima all’interno della cellula tumorale che potrebbe essere usato come bersaglio se viene provato il suo legame con lo sviluppo della malattia. Mediante la farmacogenetica si potrebbe trovare il modo di corregge e stimolare questa proteina e quindi contrastare lo sviluppo del tumore.  Ora non resta che continuare a percorrere questa strada, con quel pieno di speranza e fiducia nella ricerca che una proteina e tanta determinazione hanno saputo donare.


Link:
http://www.greenreport.it/news/scienze-e-ricerca/malattie-rare-il-coraggio-dellistituto-mauro-baschirotto/




3 marzo 2013

Compromesso storico per l'ambiente, da Greenreport.it

A commento dell'esito di queste ultime elezioni politiche, riporto e condivido l'articolo recentemente pubblicato dalla redazione del giornale online "Greenreport" (www.greenreport.it).

Elezioni, dopo il caos un "Compromesso storico per l'ambiente" in dieci punti

[ 28 febbraio 2013 ]

La redazione di greenreport.it

Di fronte al risultato elettorale senza precedenti in Italia ci sono, a nostro modo di vedere, solo due strade da percorrere: o farsi prendere dallo smarrimento e annaspare dietro congetture e vacue speranze di un futuro che si fatica persino a pensare; oppure, nell'attesa di tempi migliori, cercare di far prevalere la pars costruens e, nella situazione data, cercare il miglior compromesso possibile tra Pd e M5S in favore della sostenibilità ambientale e sociale. Come? Proponiamo 10 punti, secondo greenreport.it essenziali, e sui quali riteniamo sia possibile convergere senza "spargimenti di sangue" e senza bisogno di tempi biblici.

1) Scuola e ricerca: i ¾ della popolazione italiana sono classificati dall'Ocse come «ai limiti dell'analfabetismo» o con «competenze molto limitate». Rilanciare i finanziamenti alla scuola pubblica, portare gli investimenti in R&S al 3% del Pil - come stabilito dalla strategia Europa 2020 - valorizzare il credito d'imposta per la ricerca, e delineare un piano nazionale per il lifelong learning.

2) Politica industriale ecologica e Agenda digitale: lavorare per una riconversione ecologica dell'economia procedendo nella strada tracciata dalla Commissione Ue, attuando il programma Horizon 2020 attraverso una riedizione di Industria 2015 (attualizzata a Industria 2020) con particolare attenzione al riuso, al riciclo e alla gestione sostenibile delle materie prime partendo dal progetto europeo contenuto nel Manifesto per l'utilizzo efficiente delle risorse. Riprendere ed approvare il DDl presentato da Francesco Ferrante "Incentivi per l'acquisto di prodotti realizzati con materia derivata dalle raccolte differenziate post consumo". Rendere operativa l'Agenda digitale italiana già istituita dal governo Monti, con margini di miglioramento.

3) Strategia energetica nazionale: riscrivere ed approvare il documento redatto dall'esecutivo Monti, bloccando immediatamente l'iter delle pericolose concessioni petrolifere offshore -  riavviato dal ministro  Corrado Passera - a largo di  aree di grande pregio ambientale come le Tremiti, le isole siciliane, in Adriatico e nel Canale di Sicilia. No deciso al fracking per gas e petrolio da scisti, ma rendere permanente bonus 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, e trovare il miglior compromesso possibile per lo sviluppo di tutte le energie rinnovabili.

4) Occupazione e welfare: l'Unione europea raccomanda agli Stati membri l'introduzione di un reddito minimo garantito, che ancora manca in Italia: approfondire la legge di iniziativa popolare in merito. Per tamponare l'emergenza lavoro istituire un'Agenzia per l'occupazione sul modello definito dal sociologo Luciano Gallino.

5) Costi della politica e amministrazione pubblica: dimezzare parlamentari, dimezzare i loro stipendi, bonus e pensioni; abolizione delle province; accorpare i piccoli Comuni e realizzare "municipi" per il decentramento territoriale; rifinanziare il ministero dell'Ambiente, i cui fondi sono stati tagliati per ¾ in 4 anni oppure abolire  i ministeri dell'economia e dell'ambiente e accorparli in un unico ministero dello sviluppo sostenibile.

6) Europa: abbandonare l'idea irrealizzabile e pericolosa del M5S di un referendum contro l'euro e farsi portavoce di una proposta di definanziarizzazione dell'economia a partire dalla proibizione alle banche - coma da programma della tedesca Spd -  di speculare sulle materie prime. Rinegoziare assieme ai partner europei il fiscal compact, che vincola fortemente la possibilità di spesa pubblica per rilanciare economia e occupazione.

7) Consumo di suolo, dissesto idrogeologico e rischio sismico: la più grande opera di cui ha bisogno l'Italia, anche a causa dei cambiamenti climatici in corso, è la difesa del suo fragile territorio. Migliorare e approvare il ddl Catania contro il consumo di suolo, e contemporaneamente rendere stabile le detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie, estendendole agli interventi di prevenzione antisismica. Ripartire dalla Conferenza nazionale per approvare un piano staordinario contro il dissesto idrogeologico in Italia, già ipotizzato dal ministro Clini.

8) Legge sulla bellezza: approvare il disegno di legge presentato da Legambiente. "Investire sulla bellezza significa investire sul futuro", e «La bellezza, senza dubbio, è la principale caratteristica che il mondo riconosce all'Italia". Non possiamo rinunciarvi.

9) Parchi nazionali: Mettere subito fine ai commissariamenti scegliendo persone capaci e competenti e risolvere subito il problema dei direttivi, definendo numero e composizione, che attualmente non possono essere nominati a causa delle diverse interpretazioni date dai ministeri e dalla Corte dei Conti. Riprendere il percorso verso gli Stati generali delle aree protette e per una "manutenzione" intelligente della legge 394/91.

10) Acqua: rispetto degli esiti referendari; in chiave prospettica rispetto dell'indicazione politica uscita dal referendum, cioè avviare percorso di ripubblicizzazione per la fine delle gestioni esistenti; investire in un Piano Marshall per l'acqua (considerati cambiamenti climatici, carenza idrica, alluvioni), che al contempo muova l'economia reale in direzione sostenibile, creando posti di lavoro.


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